 Francesco di Paola.info: Fonte, Sir - “In tutta Europa è stato da poco ricordato il 70° anniversario dell’inizio della seconda guerra mondiale, il 29 agosto 1939: poche settimane prima, il 18 giugno, Pio XII aveva proclamato san Francesco (con Caterina da Siena) patrono principale d’Italia, quasi anche a volere trasmettere, nella china ormai sciaguratamente totalitaria che avevano preso gli eventi politici, un preciso, inequivocabile messaggio sull’identità nazionale, sulle sue radici, sui suoi frutti, sul suo futuro”: sono le parole con cui mons. Domenico Pompili, sottosegretario della Cei, ha aperto la mattina del 2 ottobre a Roma, presso la Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio, il suo intervento, in occasione della celebrazione del 70° della proclamazione di San Francesco Patrono d’Italia. Pompili ha affermato che “dell’Italia .. lo spirito di fazione, di partito fine a se stesso, la rissosità campanilistica, un senso di guerra civile permanente, è il limite strutturale. Le ricche città dell’Italia tardo-medioevale, così come dei secoli successivi, sono divise al proprio interno e questo spirito di fazione tutte le consegna all’irrilevanza, rinchiude l’Italia in se stessa, nelle sue divisioni, limita gli orizzonti, annebbia l’idea di bene comune”. Dopo aver richiamato alcune vicende della vita di Francesco a testimonianza del suo impegno pubblico, mons. Pompili ha proseguito affermando: “Non sarebbe spiritualmente rispettoso né filologicamente corretto attribuire al Santo di Assisi o pretendere di estrapolare dalle più certe Fonti Francescane una teoria sociale”. Tuttavia, ha aggiunto, “la teoria politica medievale (soprattutto in ambito britannico), la teoria economica e la stessa teoria e pratica della finanza (soprattutto in ambito italiano), il modo di intendere la ricerca scientifica (soprattutto empirica) furono letteralmente investite dalla ventata di libertà e di fede raccolta e suscitata da San Francesco nelle città europee che andavano decollando”. Il relatore ha poi concluso affermando che, nella vita e nell’esempio di Francesco, “la pace (infatti) non è un’ideologia né tanto meno una strategia: è più semplicemente specchio della verità, la realtà cioè di una vita buona, che si irradia nella società e genera il bene. Come di recente ci ha ricordato Benedetto XVI, nella sua ultima Lettera Enciclica Caritas in veritate: ‘Lo sviluppo è impossibile senza uomini retti, senza operatori economici e uomini politici che vivano fortemente nelle coscienze l’appello al bene comune’ ( n. 71)”. |