 Francesco di Paola.info: Fonte, Asca - Vertice del Pdl ieri a Palazzo Grazioli, residenza romana del premier. A discutere con Silvio Berlusconi delle prossime iniziative del governo i capigruppo Pdl al Senato e alla Camera Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto, il guardasigilli Angelino Alfano, il coordinatore nazionale del Pdl Ignazio La Russa, i sottosegretari Gianni Letta e Paolo Bonaiuti, il deputato e avvocato del premier Nicolo' Ghedini. Si e' deciso che subito dopo la pausa pasquale verranno convocati Ufficio di presidenza, Direzione nazionale e Consiglio nazionale del Pdl per stabilire le priorita' della maggioranza. Le riforme della giustizia e del fisco sono state indicate da Berlusconi come impegni immediati. ''Serve un patto di maggioranza per fare le riforme'', commenta Italo Bocchino, vicecapogruppo del Pdl alla Camera, vicino alle posizioni di Gianfranco Fini. E un via libera viene pure da Roberto Maroni, ministro degli Interni, tra i leader della Lega. Berlusconi ha ribadito nel corso della riunione di non volere tentennamenti sulla riforma della giustizia e ha dato mandato di accelerare al Senato la riforma della legge che regola le intercettazioni (il calendario di Palazzo Madama prevede che la discussione riprenda in Commissione giustizia il 13 aprile). Il presidente del Consiglio ha anche annunciato che le linee della riforma della giustizia verranno presentate in una delle prossime riunioni del Consiglio dei ministri: separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri, riforma delle modalita' di composizione del Consiglio superiore della magistratura. Su questa agenda di priorita' e' d'accordo anche la Lega. Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione legislativa, ha ieri chiesto come naturale contropartita un iter piu' veloce per i decreti attuativi del federalismo fiscale e interrogato sulla questione del sindaco di Milano che dovra' succedere a Letizia Moratti si e' limitato a dire con ironia che ''Umberto Bossi sarebbe un sindaco straordinario''. Sul sito della Fondazione Fare Futuro, presieduta dal presidente della Camera Gianfranco Fini, non si fanno obiezioni alle proposte da Berlusconi e ci si limita a osservare che sarebbe un errore dare alla Lega il ruolo di chi stabilisce le priorita' politiche. Un atteggiamento quindi meno critico del solito sulla conduzione del Pdl che indica come il positivo risultato elettorale abbia riportato serenita' nella maggioranza. Nel Pd la discussione e' piu' vivace. Un documento firmato da 49 senatori chiede al segretario Pierluigi Bersani di ''cambiare passo'' perche' ''Il lavoro ordinario non basta piu'. L'imborghesimento ci tenta in continuazione e arriva persino a coinvolgerci in scellerate trasversalita' ammantate di riformismo. I nostri valori fondanti rischiano di vacillare sotto i colpi della sfiducia''. Ad alcune aree del Pd non e' piaciuto il primo commento di Bersani sul risultato elettorale: ''Non canto vittoria ma non e' stata una sconfitta''. A cui poi ha fatto seguire un'analisi dei numeri da cui si evincerebbero la risalita del Pd di almeno un punto rispetto alle europee di un anno fa e la flessione di 4 punti del Pdl. Il segretario replica intanto alla missiva dei 49 senatori: ''Il Pd ha bisogno di prendere il passo per radicarsi e diventare un partito popolare fondato sul lavoro, la Costituzione e una nuova unita' del paese per creare un'alternativa a Berlusconi''. Molto critico e' l'ex segretario Walter Veltroni: ''Non bisogna fare processi a nessuno e bisogna smetterla di usare ogni risultato elettorale per azzoppare il leader di turno. Ma dobbiamo dirci la verita' e non sottovalutare il risultato che segnala un arretramento del Pd''. Anche Dario Franceschini invita a non sottovalutare il risultato negativo del Pd nelle elezioni regionali, in particolare al nord. Un invito a moderare i toni del dibattito interno viene da Sergio Chiamparino, sindaco di Torino: ''Non c'e' alcuna esigenza di riaprire nel partito la caccia al segretario. Mi auguro che il Pd si impegni nella costruzione di una coalizione, di un raggruppamento, che non cambi posizione al primo stornire di un articolo di giornale o di una comparsata televisiva''. Anche per Rosy Bindi sarebbe ''un errore gravissimo'' mettere in discussione la segreteria dei Bersani. E aggiunge, in una intervista al settimanale ''l'Espresso'': ''Ogni anno cambiamo leader, ora non ricominciamo con il tormentone. Fermiamo questa corsa suicida''. |