 Francesco di Paola.info: Fonte, Il Velino - I rospi possono prevedere i terremoti? Sembra proprio di sì e la dimostrazione giunge proprio dal drammatico terremoto che un anno fa colpì l’Abruzzo. La dottoressa Rachel Grant, della Open University di Milton Keynes (Gran Bretagna) l’anno scorso stava studiando una popolazione di rospi presso il lago di San Ruffino che dista circa 74 km dall’Aquila. Cinque giorni prima della scossa che sconvolse la regione, il numero di maschi della colonia crollò vertiginosamente del 96 per cento, fatto alquanto inusuale. Solitamente, infatti, i maschi, dopo la riproduzione, rimangono nella stessa zona fino alla deposizione delle uova. Non solo: tre giorni prima del terremoto, anche tutte le coppie nidificanti si erano improvvisamente allontanate dal sito di riproduzione. La dottoressa Grant è riuscita a trovare uova nel sito fino a sei giorni prima e sei giorni dopo la scossa, ma non durante. “Il nostro studio è uno dei primi a documentare il comportamento animale prima, durante e dopo un terremoto” ha spiegato Grant alla Bbc. La ricercatrice è convinta che i rospi, avvertendo il terremoto, siano fuggiti sulle alture, dove forse sarebbero stati meno a rischio di frane, inondazioni e smottamenti. Non è ancora chiaro in che modo questi anfibi siano in grado di prevedere l’attività sismica. Il cambio di comportamento dei rospi coincide spesso con delle perturbazioni nella ionosfera, il più alto livello elettromagnetico dell’atmosfera terrestre, analizzata dai ricercatori con una sorta di radio a bassa frequenza (Vlf). Questi cambiamenti nell’atmosfera sono a loro volta collegati con il rilascio di gas o onde gravitazionali che precedono una scossa sismica. Nel caso dell’Aquila la dottoressa Grant non ha potuto determinare la causa delle perturbazioni della ionosfera. Nonostante ciò, conclude la ricercatrice “i nostri risultati suggeriscono che i rospi siano in grado di rilevare i segnali presismici”. |