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PELLEGRINAGGIO VIRTUALE

ALLA RISCOPERTA DI SAN FRANCESCO DI PAOLA TRA CALABRIA E SICILIA

V I R T U A L   T O U R  &  MP3: GUARDA & ASCOLTA

INTRODUZIONE

 

Questo pellegrinaggio virtuale tra Calabria e Sicilia è dedicato a tutti coloro i quali non potranno regalarsi l’opportunità di raggiungere fisicamente i luoghi in cui operò San Francesco da Paola: a chi non potrà viaggiare, a chi è troppo lontano e nell’impossibilità di ritornare nella propria terra o a chi vorrebbe conoscere  la Calabria  e quella parte della Sicilia in cui operò il santo, a chi vorrebbe “vedere” i luoghi cha hanno conosciuto l’opera di San Francesco di Paola. Questo breve “diario visuale” vi permetterà di essere nei luoghi edificati da San Francesco e di vivere la sensazione di esserci dentro, di meditare l’opera umana e di pace del nostro Padre Francesco, di conoscere un meridione vero, autentico e cristiano. La nostra Fondazione prende il nome da San Paolo che per primo intuì che la Carità era la Via più breve per aprirsi all’altro. San Francesco da Paola istituisce tutta la sua opera sulla Carità e ci permette di seguirne l’insegnamento. Buon Viaggio!

 

Nel racconto che segue potrete cliccare

sulle frasi evidenziate o sulla dicitura “Visita Virtuale”

 

NASCITA DI SAN FRANCESCO

La malattia e la miracolosa guarigione

La sua vita fu uno stupore continuo sin dalla nascita. Francesco nacque il 27 marzo 1416 da una coppia di genitori già avanti negli anni, il padre Giacomo D’Alessio detto “Martolilla” e la madre Vienna da Fuscaldo, durante i quindici anni di matrimonio già trascorsi, avevano atteso invano la nascita di un figlio e per questo pregavano San Francesco, il ‘Poverello’ di Assisi. Così, inaspettatamente, nacque il bambino tanto sperato. Riconoscenti i giubilanti genitori lo chiamarono Francesco. Il Santo di Assisi intervenne ancora nella vita di quel bimbo nato a Paola, cittadina calabrese sul Mar Tirreno in provincia di Cosenza. Dopo appena un mese si scoprì che era affetto da un ascesso all’occhio sinistro che si estese fino alla cornea, i medici disperavano di salvare l’occhio. La madre fece un voto a San Francesco, di tenere il figlio in un convento di Frati Minori per un intero anno, vestendolo dell’abito proprio dei Francescani (il voto dell’abito è usanza ancora esistente nell’Italia Meridionale). Dopo qualche giorno l’ascesso scomparve completamente.

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SAN MARCO ARGENTANO

I primi miracoli in nome di Gesù Cristo

Fu allevato senza agi, ma non mancò mai il necessario; imparò a leggere e scrivere verso i 13 anni, quando i genitori volendo esaudire il voto fatto a San Francesco, lo portarono al convento dei Francescani di San Marco Argentano, a nord di Cosenza. In quell’anno l’adolescente rivelò subito doti eccezionali, stupiva i frati dormendo per terra, con continui digiuni e preghiera intensa e già si cominciava a raccontare di prodigi straordinari come quando, assorto in preghiera in chiesa e dimenticatosi di accendere il fuoco sotto la pentola dei fagioli prima del ritorno dei frati, una volta resosi conto della dimenticanza che avrebbe lasciato tutti digiuni, corse in cucina, e con un segno di croce accese il fuoco di legna e contestualmente i legumi furono cotti al punto che i frati testimoniarono di non aver mai mangiato una simile pietanza.
Un’altra volta dimenticò di mettere le carbonelle accese nel turibolo dell’incenso, alle rimostranze del sacrestano andò a prenderle ma senza un recipiente adatto, allora le depose nel lembo della tonaca senza che la stoffa si bruciasse. Di San Marco Argentano, così importante per comprendere l’origine della miracolosità e la crescita di Francesco vi proponiamo l’austero Chiostro  e  l’unica traccia originale rimasta della celletta che ospitava il giovane Francesco. Abbiamo quindi voluto dedicare alcune visite virtuali al luogo che Francesco amava visitare in estrema solitudine: un piccolo eremo ricavato nella roccia  e oggi conservato dall’Amministrazione locale che ha pensato di immergerla nel verde  e di erigervi a tutela una piccola cappella. Questo modo di pregare di San Francesco e di rinchiudersi per farlo in luoghi angusti come grotte scavate nella roccia, nacque nel corso della sua infanzia a San Marco Argentano e fu una caratteristica della sua preghiera penitente che lo accompagnò per tutta la sua esistenza. La tradizione racconta che pregasse così tanto tempo senza uscire da questi luoghi che il suo saio facesse la muffa a causa dell’umidità; ancora oggi il Taumaturgo è ricordato come
“San Francesco u lamatu” : l’ammuffito (Visita Virtuale).  Della cittadina che scaturì la miracolosità di San Francesco da Paola vale la pena di visitare la Torre Normanna perfettamente conservata e fiore all’occhiello del centro storico (Visita Virtuale). Di San Marco Argentano vi mostriamo un’attuale caratteristica visuale:le zolle di terra che da secoli offrono generoso sostentamento al territorio (Visita Virtuale). 

 

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PAOLA

Il primo eremo e l’istituzione del convento

Trascorso l’anno del voto, Francesco volle tornare a Paola e con i genitori intraprese un pellegrinaggio ad Assisi, da San Francesco. Il giovinetto era convinto che quel viaggio gli avrebbe permesso d’individuare la strada da seguire nel futuro.

Fecero tappe a Loreto, Montecassino, Monteluco e Roma. Nella “Città eterna” mentre camminava per una strada, incrociò una sfarzosa carrozza che trasportava un Cardinale pomposamente vestito, il giovanetto non esitò e avvicinatosi fece notare al Cardinale che lo sfarzo ostentato era in disaccordo con il messaggio di Gesù; il porporato – stupìto - cercò di spiegare che ciò era necessario per conservare la stima e il prestigio della Chiesa agli occhi degli uomini.

Nella tappa di Monteluco, Francesco poté conoscere in quell’eremo fondato nel 528 da San Isacco, un monaco siriano fuggito in Occidente; ebbe anche modo di conoscere la vita degli eremiti che occupavano le celle sparse per la montagna; fu molto colpito dal loro stile di vita, al punto che tornato a Paola, appena tredicenne e in netta opposizione al dire del porporato Cardinale romano, si ritirò a vita eremitica in un campo che apparteneva al padre, a quasi un chilometro dal paese. Era il 1429. Il giovinetto si riparò prima in una capanna di frasche e poi spostandosi in altro luogo in una grotta, che egli stesso allargò scavando il tufo con una zappa; Questa grotta è oggi conservata all’interno del Santuario di Paola ma non è possibile ammirarla dall’interno poiché si rese necessario proteggerla da una spessa grata (Visita Virtuale). Per questo motivo, insieme ai Frati Minimi del Santuario di Paola, la Fondazione “Paolo di Tarso” ha pensato di condurvi all’interno in una straordinaria visita virtuale, proprio nel luogo di preghiera, accanto alla statuetta che raffigura il Santo in preghiera di penitenza (Visita Virtuale). La fama del giovane eremita si sparse nella zona e tanti cominciarono a raggiungerlo per chiedere consigli e conforto; lo spazio era poco per questo via vai, per cui Francesco si spostò di nuovo più a valle costruendo una cella, sempre nel terreno del padre; dopo poco tempo alcuni giovani, dopo più visite, gli chiesero di poter vivere come lui nella preghiera e solitudine. Così nel 1436, con una cappella e tre celle, si costituì il primo nucleo del futuro Ordine dei Minimi; la piccola Comunità si chiamò “Eremiti di frate Francesco”. Prima di accoglierli, Francesco chiese il permesso al suo Vescovo di Cosenza S.E. Rev.ma Mons. Bernardino Caracciolo, il quale avendo conosciuto il carisma del giovane eremita, acconsentì. Di quel luogo austero vi mostriamo la visita virtuale dell’antico Oratorio costruito proprio da San Francesco. Importante la visita dell’antico Chiostro che fa parte della seconda costruzione degli edifici sorti nel 1452, intorno al quale San Francesco iniziò a costruire la sua seconda Chiesa ed un piccolo convento, tuttora conservato all’interno del Santuario. Sulle pareti del Chiostro sono affrescati i più importanti miracoli del Santo e da esso, ponendosi con le spalle all’affresco che lo ritrae a mezzo busto, è possibile intravedere al primo piano, l’ingresso della cella del Taumaturgo chiusa da secoli per migliore tutela. E’ questa le cella nella quale San Francesco operò il portentoso miracolo della resurrezione di suo nipote. La Fondazione “Paolo di Tarso” in occasione del Cinquecentenario, ha ottenuto la speciale autorizzazione dall’Ordine dei Minimi, grazie alla quale potrete fruire in esclusiva della visita virtuale di questa cella, oggi luogo di preghiera riservata ai Padri Minimi (Visita Virtuale). Per qualche anno il gruppo visse alimentandosi con un cibo di tipo quaresimale, pane, legumi, erbe e qualche pesce, offerti come elemosine dai fedeli; non erano ancora una vera comunità ma pregavano insieme nella cappella a determinate ore. Oggi il Santuario è ben conservato: è attraversato da un fiume che dà voce alla rigogliosa natura circostante che lo vede completamente immerso nel verde e affacciato sull’intenso mare (Visita Virtuale). Veramente interessante la Biblioteca del Santuario di Paola ove sono contenute le fonti del sapere dell’Ordine dei Minimi. Insieme ai Padri Minimi la Fondazione “Paolo di Tarso” vi può condurre all’interno di questo straordinario esempio di realizzazione lignea d’eccellenza (Visita Virtuale).

Durante i lavori di costruzione del convento – oggi Basilica Santuario - Francesco operò numerosissimi prodigi. Tra questi ne ricordiamo uno in modo particolare poiché svela la sua perfetta sintonia con ogni ordine della natura da lui amata e rispettata in modo esemplare: un gruppo di enormi massi si distacarono dalla montagna e precipitando avrebbero distrutto gli edifici sottostanti occupate da numerose persone al lavoro. Francesco li fermò con un gesto della sua mano e con l’invocazione della Carità di Dio Padre. Tale segno indelebile di grazia divina ottenuta da San Francesco è oggi inalterata dal tempo, sotto la strada del Santuario. Francesco esercitò il suo rapporto con la natura in modo naturale e non straordinario come si è portati a ritenere. Con questa capacità senza precedenti nella storia cristiana Francesco entrò nella fornace per la calce a ripararne il tetto, passando fra le fiamme e rimanendo illeso (Visita Virtuale); della stessa fornace chiusa per motivi di sicurezza,   vi offriamo una esclusiva e suggestiva visita dall’interno ove vi sarà possibile immaginare la straordinarietà dell’opera miracolosa di San Francesco che vi accedeva quanto essa era infuocata (Visita Virtuale).

Così, con la stessa naturalezza, una volta ascoltate le esigenze degli operai che con molto sacrificio personale lo aiutavano a costruire il convento, fece sgorgare una nuova sorgente con un semplice tocco del bastone, per dissetare gli stessi operai che , così, poterono attingere l’acqua per la costruzione, senza doverla prelevare nel fiume sottostante con grande dispendio di tempo e fatica. Oggi la sorgente è ancora intatta: è chiamata “fonte della cucchiarella” (filmato), dall’usanza dei pellegrini di attingerne con un mestolo (cucchiarella).

Ormai la fama di taumaturgo si estendeva sempre più e il Papa Paolo II (1464-1471), inviò nel 1470 un prelato a verificare; giunto a Paola fu accolto da Francesco il quale, attesa la stagione rigida, aveva fatto portare un braciere per scaldare l’ambiente. Il prelato nel corso del colloquio mostrò le sue perplessità a Francesco per l’eccessivo rigore che professava insieme ai suoi seguaci, sia nel rigore della vita eremitica che nella rigidissima dieta quaresimale. Fu allora che Francesco diede ancora una volta un esempio meraviglioso della sintonia con la natura possibile all’uomo: prese dal braciere con le mani nude i carboni accesi e, senza scottarsi, li offrì all’alto prelato inviato dal Sommo Pontefice, volendo così significare che se con l’aiuto di Dio si poteva fare ciò, tanto più si poteva accettare il rigore di vita da lui scelto per se e per i suoi confratelli.

La morte improvvisa del Papa nel 1471, impedì il riconoscimento pontificio della Comunità, che intanto era stata approvata dal Vescovo di Cosenza S.E. Rev.ma Mons. Pirro Caracciolo; il consenso pontificio arrivò comunque tre anni più tardi ad opera del nuovo Papa Sisto IV (1471-1484).

Secondo la tradizione, uno Spirito celeste, l’Arcangelo Michele, gli apparve mentre pregava, tenendo fra le mani uno scudo luminoso su cui si leggeva la parola “Charitas” e porgendoglielo

disse: “Questo sarà il tuo Ordine”.

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PATERNO CALABRO

(15 chilometri da Cosenza): il secondo Convento

La fama di questo monaco dalla imponente corporatura, con barba e capelli lunghi che non tagliava mai, si diffondeva in tutto il Sud, per cui fu costretto a muoversi da Paola per fondare altri conventi in varie località della Calabria.

Iniziò da Paterno Calabro, a 14 chilometri da Cosenza, quando su invito di un giovane paternese che poi divenne uno dei suoi più illustri figli spirituali (P. Paolo Rendacio) ebbe modo di apprezzare il territorio per la sua posizione che guarda verso l’altopiano della Sila. Fu probabilmente nel 1444 (data accettata per tradizione) che, per soddisfare la richiesta fattagli, inviò qualche fratello romito. Ma solo nel 1454 il Santo si recò personalmente a Paterno per iniziare l’erezione del convento. Il suo arrivo a Paterno rappresentò un avvenimento singolare e celebrato da solenni festeggiamenti non solo dal profilo religioso ma in particolar modo per il beneficio in ordine sociale.  La celebrità e l’operosità del Santo, infatti, costituivano un sano e per quei tempi raro modello a sostegno dell’intera collettività. Gli storici, relativamente a questo periodo, attribuiscono a San Francesco  una tale quantità di miracoli da avere coniato il detto popolare “ha fatto più miracoli del numero delle pietre con le quali è stato costruito il convento”. Ma il miracolo più grande attribuito a San Francesco fu quello di avere rigenerato, dato fiducia e speranza a tutta la comunità che giungeva a lui da ogni parte della Calabria e non solo. Oggi ad accogliere i pellegrini a Paterno è personalmente San Francesco da Paola. Una bellissima statua che lo raffigura in segno di benvenuto è infatti posta all’ingresso della cittadina (Visita Virtuale).  Ancora oggi è visibile la sorgente che San Francesco fece sgorgare con il tocco del suo bastone per dissetare gli operai. Un miracolo che sovente ripeteva e sempre nei pressi dei conventi, così da poter attrarre le anime che si recavano alla fonte per prendere l’acqua (Visita Virtuale).

 

 

 

Paterno Calabro conserva intatto quel profondo senso di misticismo che si respira all’interno dei chiostri costruiti da San Francesco e dai suoi confratelli. Abbiamo pensato di proporvi due visite virtuali del chiostro visto dall’interno (Visita Virtuale) e visto dall’ombra del porticato sulle quali pareti sono affrescati molti dei miracoli che San Francesco operò in Paterno Calabro (Visita Virtuale).  

Un’intervista a Padre Rubino, autore di numerosi scritti sul Santo ci aiuterà a meglio comprendere il motivo per cui San Francesco decise di edificare il Convento a Paterno Calabro e ad amare questo luogo per ciò che è (intervista a Padre Rubino).

Certamente non poteva mancare per voi la visita virtuale che ci mostra il luogo nel quale preferiva riposare San Francesco e ritirarsi in preghiera.

Secoli addietro l’Oratorio di San Francesco (Visita Virtuale) era una piccola capanna all’interno della quale il Santo sfuggiva alla tentazione con il ricorso al flagello. Gli storici narrano che quella celletta spesso era piena del Sangue del Santo e che per non profanarlo, per secoli vi fu posto un pavimento di legno rialzato che ne evitava il calpestio del luogo toccato dal Padre.

Nel corso della costruzione del convento paternese gli operai dissero al Padre che bisognava provvedere alla ricerca di un albero talmente robusto da potere sostenere uno dei solai principali. A causa del difficile reperimento di un simile albero nei pressi, gli stessi operai si misero alla ricerca nei pressi della cittadina e presto ne fu individuato uno all’interno di un castagneto non molto distante dal convento. In assenza del proprietario il Padre Francesco chiese e ottenne l’autorizzazione dalla di lui moglie e così fece tagliare il grande castagno. Al momento del trasporto, però, il proprietario, appena ritornato, mostrò animosamente il suo disappunto pretendendo il risarcimento del danno. Visto che la ragione non poteva prevalere in nessun modo, il Padre Francesco tolse dalla tasca sette castagne e le interrò, benedicendole con il segno della croce. Nell’immediatezza e innanzi a tutti, i sette castagni sorsero fino a diventare giganti, esattamente come quelli che aveva tagliato. Ancora oggi sono visibili cinque di quei sette castagni, segno del miracolo e della conversione dell’uomo che aveva rimproverato San Francesco. A Paterno Calabro le insegne stradali indicano “Il Miracolo del Castagneto” (Visita Virtuale).

 

SPEZZANO DELLA SILA

Il terzo convento di San Francesco

San Francesco di Paola nel 1456 lasciava Paterno per recarsi a Spezzano Grande. L’invito che quella cittadinanza gli aveva rivolto due anni prima si mostrava favorevole alla sua opera evangelizzatrice ed egli l’accolse ben volentieri. San Francesco vedeva nella costruzione del Convento di Spezzano la proiezione di una simbolica scala che da Paola conduceva l’uomo a Paterno, da Paterno a Spezzano Grande e poi verso l’altopiano della Sila: una forma di simbolico cammino ascetico di perfezione.

Questo è l’itinerario che la Fondazione “Paolo di Tarso” propone ai pellegrini.

Il cammino di San Francesco aveva tracciato un inequivocabile itinerario d’eccellenza che parte dalla sua infanzia: la via che San Marco Argentano conduce per lussureggianti alture al declivio della bellissima costa tirrenica e che da Paola risale attraversando Paterno Calabro, Spezzano Grande, alla volta dell’Altopiano Silano, premio della scalata ascetica dell’anima.

Basta dare uno sguardo alle visite virtuali che la Fondazione “Paolo di Tarso” vi propone per apprezzare concretamente l’ipotesi. Il Lago Cecita ritratto in un suggestivo periodo di magra ci da l’idea di cosa potevano essere e cosa sono i Laghi della Sila (Visita Virtuale), sia dalle sponde, che dall’alto come a conquistare l’orizzonte (Visita Virtuale). Non dobbiamo assolutamente perdere l’opportunità di vedere il Parco Nazionale della Sila, immediatamente nei pressi del Lago e simile a ciò che l’immaginario collettivo identifica come  Paradiso Terrestre (Visita Virtuale).

A Spezzano San Francesco vide sorgere il suo terzo convento sopra un’amena altura che domina l’intera cittadina e la Valle illuminata dai riflessi dei fiumi Crati e Busento (Visita Virtuale).

San Francesco di Paola volle dedicare la Chiesa di Spezzano alla SS. Trinità (Visita Virtuale).  La tradizione ci tramanda che Iddio stesso vi concorse alla costruzione per l’enorme quantità di miracoli che il Santo, in nome Suo,  dispensò tra la povera gente,  afflitta da gravissima carestia.

Oggi è possibile prendere visione di quella parte di convento rimasta ancora intatta (Visita Virtuale). All’interno è ben conservato l’austero chiostro attualmente in fase di recupero (Visita Virtuale).   

Tra i rioni di Spezzano della Sila ricordiamo il rione S.Marco: Questo rione comprende anche via S.Francesco (silica). In questa strada sulla porta del sig. Salvatore Lecce è incisa la data 1557. E’ un antico rione ed il suo nome deriva dalla chiesa dedicata al santo stesso, non più esistente. Nello stesso rione, i fabbricati più antichi sono quelli dei Giudicessa e dei Palmieri. Il Primo risale al ‘400 ed è il tipico palazzo di famiglia ricca, si affaccia da un lato sul centro storico e dall’altro su un una piazzetta chiamato “Chianu e Juricissi”. Attorno a questa piazza sorgevano le abitazioni della servitù e le stalle dei Giudicessa. Si racconta che il palazzo godesse di diritto d’asilo e che da qui partiva un cunicolo che conduceva direttamente al convento, di cui San Francesco stesso, compare dei Giudicessa si serviva per andare a far visita alla nobile famiglia. La tradizione narra che lo stesso San Francesco fu ospite nel palazzo della nobile famiglia Giudicessa, nei primi periodi in cui si iniziavano i lavori del Convento.

 

CORIGLIANO CALABRO

Il quarto convento Fondato da San Francesco

Alla costruzione del convento di Spezzano Grande succede cronologicamente la fondazione di Corigliano Calabro, dove Francesco si recò verso la fine del 1458.

L’invito gli fu rivolto come nelle altre occasioni dal popolo necessitoso di una guida. Di questa precisa istanza si fece portavoce Bernardino Sanseverino, allora Conte di Chiaromonte, di cui ne era il Signore, insieme a sua moglie Eleonora Piccolomini, Principessa di Rossano, pronipote del re Ferrante e nipote per linea materna del Pontefice Pio III.

Sia l’uno che l’altra sapevano bene quali grandi risorse potesse portare l’impianto di un convento presieduto da uno spirito talmente riformatore e ne sostennero fortemente l’impianto conventuale.

L’ingresso di San Francesco da Paola a Corigliano fu trionfale. Tra la più viva esultanza il Santo venne ricevuto fuori le mura del paese da tutto il popolo, con a capo la nobiltà, la famiglia Sanseverino e tutto il Clero in abito corale che, in processione lo accompagnarono in Chiesa.

I più anziani del paese, si legge in alcuni riferimenti storici, “ non ricordavano di avere mai visto altra simile festa, o più lieta, o più universale, o più solenne”. I Sanseverino vollero subito offrire ogni cura e ospitalità al Padre che invece, con amorevole modo di fare, sfuggì ai fasti per rinchiudersi all’interno di un piccolo romitorio ricavato con il lavoro delle sue stesse mani.

Il romitorio è ancora oggi visibile (Visita Virtuale) e ben protetto all’interno di una piccola chiesetta adiacente il Convento (Visita Virtuale). Come a Spezzano Grande anche la Chiesa di Corigliano fu dedicata da San Francesco alla SS. Trinità (Visita Virtuale). Oggi una bella Statua di San Francesco benedicente accoglie i fedeli presso il convento (Visita Virtuale).

IL MIRACOLO DELLO STRETTO

San Francesco lo attraversa navigando sul  suo mantello

Un esiliato milazzese di nome Bernardo Caponi un giorno si recò da San Francesco il quale, anche se non lo aveva mai incontrato prima, si mostrò informatissimo dei motivi del suo esilio e della sua situazione. Nella stessa circostanza l’Uomo di Dio profetizzò la fine del suo ingiusto esilio, dicendogli che prestissimo sarebbe ritornato in patria poiché i suoi parenti gli avevano ottenuta la grazia. L’uomo fu presto raggiunto da una lettera che confermava esattamente le parole del Santo e ne fu impressionato al punto tale che, al suo ritorno, pubblicò questo e numerosi altri prodigi del Santo. Nel 1464 i buoni milazzesi decisero di chiedergli l’apertura di un luogo di preghiera a Milazzo che portasse il suo modello di vita e gli inviarono due magistrati cittadini a proporgli ufficialmente l’erezione di un convento dei suoi frati nella loro città.

Alla fine di marzo dello stesso anno San Francesco insieme a Padre Mendacio e f. Giovanni di San Lucido, a piedi e senza danaro, si mise in cammino per Milazzo. Anche questo, come tutti i sui viaggi, fu costellato da difficoltà dalle quali scaturì l’estrema risorsa di Dio Padre: i miracoli. Diretto a Catona la tradizione ci indica il cammino che condusse il Santo con i suoi confratelli nella direzione di Tropea, dove predisse che lì sarebbe sorto un suo convento (ciò accadde nel 1543, ben 79 anni dopo). Passando per Tropea preferì risalire per il torrente Bormaria sulla montagna del Poro, raggiungendo il villaggio di Zaccanopoli. In questo luogo dormì una notte in casa della famiglia Mazzeo – Pasqualino, presso la quale si conserva tuttora la scodella in cui, si dice, il Santo abbia consumato il suo pasto frugale. Il giorno dopo, traversando il Poro, non volle sostare nella cittadina vescovile di Mileto ma nel vicino villaggio di Ionadi. Qui - indica la tradizione – mentre si allontanava, giunto sul colle, benedisse la contrada.

Ripreso il cammino San Francesco con i suoi confratelli giunse (al “passo di Borrello) dove ebbe modo di testimoniare un nuovo diretto intervento della Pietà divina. Spossati dal viaggio e dal digiuno lungo la via del loro cammino trovarono nove viandanti che giungevano dal villaggio di Arena, a sud di Monteleone Calabro, diretti al Piano di Terranova (oggi detta Terranova Sappominulio vicino Palmi, alle falde del monte Caulone).

Il Padre Francesco li pregò per amore di Dio a fargli “l’elemosina di un pezzo di pane” ma tutti risposero di non averne e, anzi,  manifestarono lo stesso disagio.

Fu a questo punto che il Santo chiese al capo gruppo Nicola Banaro (padre di chi darà testimonianza del fatto, anch’esso presente) di dargli un pò del pane che aveva nella bisaccia perché al suo interno ne avrebbe certamente trovato. L’interrogato tornò a ripetere insieme agli altri di non averne, e allora San Francesco gli disse: “datemi la vostra bisaccia perché io sono certo che vi deve essere del pane”. Difatti appena l’ebbe aperta, ne trasse fuori un pane bianchissimo e ancora caldo, come se allora fosse stato sfornato. Quel pane bastò per tre giorni e innanzi allo stupore di tutti, il pane, mentre veniva diviso, ricresceva.

Il gruppo capeggiato da Nicola Banaro non volle separarsi dal Santo e dai suoi confratelli fino a Catona dove, da li a poco, avrebbero assistito al miracolo che fece diventare San Francesco il Patrono dei Marittimi.

Catona  è un villaggio nella provincia di Reggio Calabria, a cinque chilometri da Villa San Giovanni, dirimpetto al faro di Messina ed è il punto più prossimo per l’imbarco dal continente verso la Sicilia.

Appena giunto al Porto il Padre si diresse verso il proprietario di una barca da trasporto, tale Pietro Coloso e dopo averlo salutato cortesemente, lo pregò, per amore di Gesù Cristo, di accoglierlo nella sua barca insieme ai due confratelli. Il Coloso ripose seccamente: “volentieri, purchè mi paghiate”. “Ma noi ci siamo rivolti alla vostra carità perché non abbiamo neppure un soldo” - replicò San Franceso – “se voi non avete danaro da darmi, io non ho barca per portarvi. Cosa importa a me?” Alla secca replica del Coloso, San Francesco si recò presso la riva del mare, si inginocchiò a pregare e, appena rialzatosi benedisse il mare, si tolse il mantello, lo distese sull’acqua e vi salì risoluto come sulla più sicura delle zattere, infilando nel cappuccio il bastone e issandolo a mò di vela.

Falliti i mezzi umani l’Uomo di Dio ci insegna il ricorso ad padre dei Cieli. Così, nonostante il reiterato invito del ravveduto e prostrato Coloso e di tanti altri presenti che a quella vista lo avrebbero voluto sulla propria barca, il Santo giunse indisturbato e atteso dall’altra riva, da tutti coloro i quali lo avevano visto giungere spinto dalle onde e fermo sul mantello.

Anche i suoi confratelli faticarono a raggiungerlo in quanto furono trasportati dalle barche al seguito del Santo.

Il miracolo fra i più clamorosi di quelli operati da Francesco, fu in seguito confermato da testimoni oculari, compreso il pescatore Pietro Colosa di Catona, che si rammaricò per tutta la vita senza darsi pace, per il suo rifiuto.

Francesco alzava spesso la voce contro i potenti in favore degli oppressi, le sue prediche e invettive erano violente, per cui fu ritenuto pericoloso e sovversivo dal re di Napoli Ferrante d’Aragona (1423-1494), che mandò i suoi soldati per farlo zittire, ma essi non poterono fare niente, perché il Santo eremita si rendeva invisibile ai loro occhi; il re alla fine si calmò, diede disposizione che Francesco poteva aprire quanti conventi volesse, anzi lo invitò ad aprirne uno a Napoli (un altro era stato già aperto nel 1480 a Castellammare di Stabia). A Napoli giunsero due fraticelli che si sistemarono in una cappella campestre, là dove poi nel 1846 venne costruita la grande, scenografica, reale Basilica di San Francesco da Paola, nella celebre Piazza del Plebiscito.

MILAZZO

L’istituzione del convento di Milazzo

La millenaria storia di Milazzo comincia nel regno delle ombre, quando la storia non è ancora storia e ci conduce ai giorni nostri, nell'età che viviamo, palpabile e certa. Il reale di questa terra cade sotto gli occhi di tutti, soprattutto del gran mondo che si muove, che gira, che ricerca mito e storia per rendere gradevole la propria vacanza. Forse fu qui che Ulisse naufrago incontrò il mitico ciclope ed è forse questa la terra dove, secondo la descrizione omerica, pascolavano gli armenti del Dio Sole.

Milazzo tra mito e storia, al di là di un’antica rivendicazione che ha agitato tante località desiderose ed orgogliose di essere identificate come luogo toccato dall'errabondo re di Itaca, vanta comunque le sue vetuste origini.

I riferimenti storici degli antichi cronisti, tra i più autorevoli, fissano la sua fondazione ad opera dei greci nel 716 a. C., ovvero nell'epoca della prima colonizzazione della Sicilia.

Sotto i bizantini, Milazzo fu tra le prime sedi vescovili della Sicilia. Venne poi espugnata dagli arabi che la fortificarono e ne fecero un importante centro commerciale ed agricolo.  A tale periodo, tra il 976 e il 1100, risale il suggestivo Castello che subirà modifiche in epoca normanna, sveva e aragonese. Col succedersi dei secoli, si avvicendano a Milazzo i personaggi che hanno fatto la storia: da Ruggero il Normanno a Federico II di Svevia, ad Alfonso d'Aragona; e poi ancora a Carlo d'Angiò.

Una passeggiata nella città culturale pone a contatto con i ruderi del trecentesco palazzo dei Giurati e il Duomo seicentesco; alla metà del XVI secolo risale la cinta muraria spagnola. Parecchie le chiese milazzesi degne di una non fugace visita, a cominciare dal Santuario di SAN Francesco da Paola.

Il Santuario di San Francesco di Paola, unico in Sicilia, fu fondato dal Santo. Fu nel 1464 che il milazzesi Bernardo Caponi, esiliato a Paola, talmente conquistato dalla Santità di Frate Francesco, consigliò i Capi dell’ Università (Comune) di invitare il Santo Frate a Milazzo.

L'Università aderì al consiglio ed inviò due Magistrati: Angelo Camarda e Giovanni Villani ad invitare il Santo a Milazzo. Egli accettò volentieri.

L'Università e la cittadinanza lo accolsero con grandi onori. I responsabili della Città gli offrirono il Colle San Biagio, perché vi costruisse un suo Convento ed una sua Chiesa. Il Santo accettò, ringraziò ed iniziò i due lavori di costruzione il 17 gennaio 1465. Molte Famiglie Patrizie fecero a gara nell'offrirgli una dimora, ove trascorrere la notte, ma egli preferì dormire con i poveri, ed elesse l'ospedaletto cittadino. In poco più di tre anni, il Frate Santo terminò sia il rustico del Convento che quello della Chiesa. Queste due costruzioni, che procedevano simultaneamente, sono senza fondamenta. San Francesco volle che il Convento si chiamasse «Convento Gesù Maria», e la Chiesa «Chiesa Gesù Maria», anche se ora vengono chiamati «Convento San Francesco di Paola» e «Santuario San Francesco di Paola». Con gli anni, i Frati ingrandirono il Convento. Essi possedevano e coltivavano un grande orto. Nel 1620, circa, il Convento di Milazzo divenne Casa di Noviziato della Provincia Monastica di Messina; nello stesso anno, si ingrandì la Chiesa, che subì anche delle modifiche. Nel 1823 il Convento di Milazzo fu scelto e designato dalla Curia Provincializia di Messina a «secondo Collegio per gli studenti della gioventù Minima», perché quello di Messina, 10° Collegio, non poteva contenere altri studenti. I Frati di Milazzo si distinsero sempre per virtù e per solida dottrina.

I Frati Minimi tornarono ufficialmente a Milazzo nel 1910. Il Comune cedette loro, in uso, la Chiesa e pochissimi vani, anche essi in uso soltanto.

Parecchi i prodigi compiuti dal Santo durante la costruzione del convento e della chiesa, quest'ultima viene definita, come testimonia il Perdichizzi, "un mucchio di miracoli”.

 

 

San Francesco di Paola fu istituito dal Senato milazzese, nel 1696,

Compatrono della città di Milazzo.

(Libro d'oro di Milazzo)

Papa Urbano VIII, il 23 marzo 1630, lo dichiarò PATRONO PRINCIPALE DEL REGNO DELLA SICILIA. Papa Clemente XII, il 15 luglio 1739, conferma e dichiara nuovamente San Francesco di Paola PATRONO PRINCIPALE, IN PERPETUO, DELLA SICILIA, a parità "eàdem ratione" con l'Immacolata. (Roberti, P. Gius., Dis. stor. dell'Ordine, Vol. 3, pp. 278 282). Il testo su Milazzo è tratto da SantuarioSanfrancescodipaolamilazzo.it

 

TOURS

San Francesco parte per la Francia passando da Napoli

Intanto si approssimava una grande, imprevista, né desiderata svolta della sua vita; nel 1482 un mercante italiano, di passaggio a Plessis-les-Tours in Francia, dove risiedeva in quel periodo il re Luigi XI (1423-1483), gravemente ammalato, ne parlò ad uno scudiero reale, che informò il sovrano.

Il re inviò subito un suo maggiordomo in Calabria ad invitare il Santo eremita, affinché si recasse in Francia per aiutarlo, ma Francesco rifiutò, nonostante che anche il re di Napoli Ferrante appoggiasse la richiesta.

Allora il re francese si rivolse al Papa Sisto IV, il quale per motivi politici ed economici, non voleva scontentare il sovrano e allora ordinò all’eremita di partire per la Francia, con grande sgomento e dolore di Francesco, costretto a lasciare la sua terra e i suoi eremiti ad un’età avanzata, aveva 67 anni e malandato in salute.

Nella sua tappa a Napoli, fu ricevuto con tutti gli onori da re Ferrante I  che conosceva già la fama del Taumaturgo e desiderava conoscere quel frate che aveva osato opporsi a lui in alcune accorate epistole; sperando di potere costatare personalmente che le notizie sull’esemplare condotta di vita dell’umile frate non corrispondessero al vero, il sovrano, di notte, lo spiò e fu li che fece chiamare il pittore di corte, perchè ritraesse Francesco in levitazione, assorto in preghiera nella sua stanza. Non pochi i segni con i quali San Francesco volle testimoniare l’opera di Dio al potente re che cercò di conquistarne l’amicizia, offrendogli un piatto di monete d’oro da utilizzare per la costruzione di un convento a Napoli. Si narra che Francesco presone una la spezzò e ne uscì del Sangue e rivolto al re disse: “Sire questo è il Sangue dei tuoi sudditi che opprimi e che grida vendetta al cospetto di Dio”, predicendogli anche la fine della monarchia aragonese, che avvenne puntualmente nei primi anni del 1500.

Vestito del suo consunto saio e con in mano il rustico bastone, fu ripreso, sempre di nascosto, dal pittore del re in un ritratto oggi conservato nella Chiesa dell’Annunziata a Napoli, mentre una copia è nella Chiesa di San Francesco da Paola ai Monti in Roma; si ritiene che sia il dipinto più somigliante quando Francesco aveva 67 anni.

Di Napoli vi proponiamo un suggestiva visuale notturna della Basilica che ricorda la stima e la gratitudine di re Ferrante e dei napoletani per San Francesco di Paola in Piazza Plebiscito. Alla sommità della Basilica si possono ammirare due sculture: a destra re Ferrante e a sinistra San Francesco (Virtual Tour).

Passando per Roma andò a visitare il pontefice Paolo III (1534-1549), che lo accolse cordialmente e a lui affidò la risoluzione di una serie complessa di rapporti diplomatici.

Nel maggio 1483 arrivò al castello di Plessis-du-Parc, dov’era ammalato il re Luigi XI, nel suo passaggio in terra francese liberò Bormes e Frejus da un’epidemia che aveva decimato la popolazione. A Corte fu accolto con grande rispetto, col re ebbe numerosi colloqui, per lo più miranti a far accettare al sovrano l’ineluttabilità della condizione umana, uguale per tutti e per quante insistenze facesse il re di fare qualcosa per guarirlo, Francesco rimase coerentemente sulla sua posizione, riuscendo alla fine a convincerlo ad accettare la morte imminente, che avvenne nel 1483, dopo aver risolto le divergenze in corso con la Chiesa.

Dopo la morte di Luigi XI, il frate che viveva in una misera cella, chiese di poter ritornare in Calabria, ma la reggente Anna di Beaujeu e poi anche il re Carlo VIII (1470-1498) si opposero, considerandolo loro consigliere e direttore spirituale.

Giocoforza dovette accettare quest’ultimo sacrificio di vivere il resto della sua vita in Francia, qui promosse la diffusione del suo Ordine, perfezionò la Regola dei suoi frati “Minimi”, approvata definitivamente nel 1496 da Papa Alessandro VI, fondò il Secondo Ordine e il Terzo riservato ai laici, iniziò la devozione dei Tredici Venerdì consecutivi. Francesco morì il 2 aprile 1507 a Plessis-les-Tours, vicino Tours dove fu sepolto, era un Venerdì Santo ed aveva 91 anni e sei giorni. Già sei anni dopo Papa Leone X nel 1513 lo proclamò beato e nel 1519 lo canonizzò; la sua tomba diventò meta di pellegrinaggi, finché nel 1562 fu profanata dagli Ugonotti che bruciarono il corpo; rimasero solo le ceneri e qualche piccola parte delle sue martoriate ossa. Queste reliquie subirono oltraggi anche durante la Rivoluzione Francese; nel 1803 fu ripristinato il culto. Dopo altre ripartizioni in varie chiese e conventi, esse furono riunite e dal 1935 e 1955 si trovano nel Santuario di Paola; dopo quasi cinque secoli il Santo eremita ritornò nella sua Calabria di cui è patrono, come lo è di Paola e Cosenza. Nel 1943 Papa Pio XII, in memoria della traversata dello Stretto, lo nominò protettore della gente di mare italiana. Quasi subito dopo la sua canonizzazione, furono erette in suo onore basiliche reali a Parigi, Torino, Palermo e Napoli e il suo culto si diffuse rapidamente nell’Italia Meridionale, ne è testimonianza l’afflusso continuo di pellegrini al suo Santuario, eretto fra i monti della costa calabra che sovrastano Paola, sui primi angusti e suggestivi ambienti in cui visse e dove si sviluppò il suo Ordine dei ‘Minimi’.

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